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Va in scena da Ettore Bilotta

una collezione ispirata a stilemi di semplicità, priva di accessori.

E’ una collezione di Alta Moda atemporale quella che va in scena da Ettore Bilotta, couturier romano reduce dai recenti successi ottenuti per aver disegnato la  nuova immagine di Etihad, la compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti, divenuta partner al 49% di Alitalia. E’ una collezione contraddistinta da un’armonia assoluta che esalta anziché costringere il corpo, sottolineando uno stato mentale di leggerezza e autoconsapevolezza. Fanciulle provenienti dai luoghi più disparati del mondo e dalle esili silhouette indossano leggerissime gonne di chiffon fantasia sotto camicie da uomo con gemelli, adorne di fiocchi in taffettà dai colori ispirati agli affreschi della villa di Poppea a  Oplontis. Colori e tonalità di speranza e fiducia, in contrasto con il sentire contemporaneo. All’inizio, poche ostentazioni, tutto apparentemente sotto tono, senza sovrapposizioni né capispalla, tutto appare quasi minimal e basilare. Una collezione ispirata a stilemi di semplicità, volutamente priva di accessori, di guanti, di gioielli e di cappelli. Gli abiti neri, essenziali nella foggia e nei tagli, sono in crêpe, tessuto severo e austero, a tratti illuminati da una fantasia floreale, contraddistinta da vivaci colori, segno di una rinascita, di una speranza. I Neri, talvolta, sono ricamati con una nuova tecnica volta ad impreziosirli.  
Lastre di PVC tagliate meticolosamente a mano per creare ricami geometrici, a tratti futuristi, che illuminano e alleggeriscono gli abiti. Ogni elemento è diverso dall’altro, impossibile dunque riprodurli uguali. Grande ricercatezza, pur senza vistose ostentazioni, sobrietà nell’eleganza. Elemento voluto di contrasto con il tema della collezione,  la paillette pitonata, cangiante nella sua luminescenza. Pantaloni, gonne e abiti paiono realizzati da un pittore impressionista, sotto una luna di uno splendido agosto. Nel finale però, maestoso e regale, esplode l’oro: i capi sono abbaglianti nella loro luce solare, è tutto un ricamo su pizzo chantilly. Piccole, deliziose gonne a trapezio, con camicie in San Gallo,  di taffettà. L’asimmetria della blusa spicca sugli shorts in mikado aureo.  Il lungo aderente con coda trasmette netta la sensazione di un bagliore improvviso, che si irradia dalla castissima scollatura sul davanti  e dalla profondissima scollatura sulla schiena ... all’insegna di una più ottimistica visione della vita. Alla fine la sposa, come da tradizione, superba nella gonna a trapezio di radzmire, dalla sottilissima vita resa unica da ricami rigorosi, casta e sensualissima .
Il velo? Solo alla fine Bilotta lo svelerà

ph.Massimo Danza www.massimodanza.it

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